Visitare Varanasi, India Settentrionale. 

 

Varanasi non è un’esperienza facile se vuoi viverla davvero. E’ il luogo della felicità e della morte. E’ il luogo sacro dell’Induismo. Qui i fedeli vengono a redimersi dai peccati del loro karma oppure a morire per raggiungere la moksa, la liberazione del ciclo della reincarnazione. A Varanasi si vive tutto questo, in un silenzio scandito dai mantra dei brahmini e dal vociare sulle rive del Gange dove i pellegrini, scivolando sui ghat,  i gradini di pietra, arrivano al fiume e si bagnano nelle sue sacre acque. Tutta la città è costruita sulla riva sinistra del fiume che è quella considerata sacra, mentre quella destra è ritenuta impura. La città prende il nome dai due affluenti del Gange, i fiumi Varuna e Asi,  anche se gli induisti la chiamano Kashi, la splendente, dal nome della tribù ariana che nel 1200 si stabilì sulle rive del fiume, più o meno in quella zona. Varanasi si sveglia in preghiera quando, sin dalla prima mattina i rituali delle puja risuonano dagli altoparlanti dei templi dove le campane sono scosse dai pellegrini che vanno a pregare. Sulla riva, tra sadhu e brahmini, accanto all’acqua scossa da mani invocanti, qualcuno saluta il sole nascente, qualcun altro pratica lo yoga. Qualcun altro ancora comincia ad appiccare il fuoco ai morti per cremarli, secondo il rito indu, e spandere le loro ceneri nel fiume; nell’Induismo infatti il corpo rappresenta non più che la dimora dell’anima, la sola che ancora continuerà a vivere attraverso il Samsara, il ciclo doloroso delle rinascite da cui ogni fedele ambisce ad uscire affinché la sua anima non provi più né gioia, né dolore.

 

Varanasi merita di essere visitata. La sera recatevi sul Ghat principale della città il Dasashwamedh Ghat dove si svolge quotidianamente l’Agni Puja, un rituale suggestivo dedicato a Shiva, al Gange, al Sole e al Fuoco. Interessante è il tempio di Vishwanath, del 1776, dedicato a Shiva e principale luogo di culto della città, anche chiamato tempio d’oro per la sua torre e il suo duomo rivestite d’oro; fu Maharaja Ranjit a donare nel 1859 il prezioso metallo per la cupola. All’interno, il lingam (ovvero il simbolo fallico) di Shiva e il Mahakala dove è rappresentato nel suo aspetto distruttore. Il tempio è menzionato nei Purana, le sacre scritture indu, e di certo si sa che è stato più volte distrutto nel corso della storia; nel 1669, Aurangzeb, l’intollerante re moghul, fece costruire al suo posto una moschea. Infine, il tempio, come lo vediamo oggi, fu voluto nel 1776 da un principe di Indore (Madya Pradesh).

 

Sin dal 6° secolo a.C. Varanasi è assaltata dai pellegrini induisti ma non bisogna dimentcare l’importante significato che ha anche per i buddisti. Infatti, poco distante, a 10 km., a Sarnath, il Buddha tenne il suo primo discorso ai suoi cinque discepoli. Sarnath, luogo di ascesi sin dal 527 a.C.,  si arricchi di edifici religiosi, stupa e templi sacri, grazie all’imperatore Ashoka, convertitosi al buddismo, il quale fece anche costruire una colonna a ricordo del sermone di Siddharta composta di quattro leoni che sostengono la ruota del Dharma e che oggi è simbolo dell’India.

 

Come arrivare a Varanasi

A Varanasi, che dispone di un aeroporto nazionale per voli domestici e di stazione ferroviaria, si può arrivare con qualunque mezzo.

 

Leggi anche ossa a benares https://passoinindia.wordpress.com/2014/01/25/ossa-a-benares/

 

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