Orchha, la cittadella medievale nascosta

September 9, 2016

Viaggio in India Centrale.

 

Scopriamo insieme l'antica cittadella medievale di Orchha costruita dai sovrani della dinastià bundela.

 

L’antica cittadella medievale di Orchha, è lì, sul fiume Betwa, dal 1500 d.C., nascosta tra i dhak (alberi con splendidi fiori rossi), da quando Rudra Pratap (1501-1531), il primo re della dinastia Bundela del clan Rajput, cominciò ad erigere diversi edifici prima di fare di Orchha, proprio l’anno in cui egli morì (1931), la nuova capitale del regno. E così ne venne fuori una fortezza priva di mura con il suo complesso di palazzi, appartamenti, cortili, jali (balconate a griglia), templi con shikhara (torri), havelis, bazaar, giardini, e padiglioni dove si stabilirono i sovrani bundela che, nel tempo, contribuirono a realizzare quella che fu allora Orchha e di cui ancora oggi possiamo ammirare la bellezza, non più fastosa come allora ma molto suggestiva. Tra i palazzi più interessanti il Raj Mahal (o Raja Mandir), il palazzo reale la cui costruzione, iniziata da Rudra Pratap, fu terminata da Madhukar Shah (1554-1591), che stabilì buoni rapporti con l’impero Moghul allora capeggiato da Akbar (1556-1605) che lo aveva da poco sconfitto in battaglia. Dopo il XV° secolo molti sovrani rajput (non così per Rudra Pratap e altri) tennero relazioni di amicizia con i Moghul tanto che alcuni nobili Rajput sposarono le loro figlie agli imperatori moghul, ovviamente per motivi politici. Del resto, è grazie a queste alleanze che Akbar riuscì a fare grande il suo impero.  L’interno del Raj Mahal presenta cortili, uno dei quali riservato alle regine bundela, su cui si affacciano gli appartamenti reali decorati con mosaici in vetro, pitture su pareti e soffitti che raffigurano scene di vita quotidiana ed avatar del dio Vishnu. Non lontano il Jahangir Mahal (XVII° secolo) realizzato durante il regno di Viz (Bir) Singh Deo (1605-1627) che lo costruì per ospitare il principe moghul Salim Jahangir (1569-1627), quarto re moghul e figlio di Akbar, durante la sua visita ad Orchha. Accadde infatti che Jahangir, impaziente di succedere al trono del padre, tentò di spodestarlo nel 1599. Così Akbar incaricò il suo braccio destro Abul Fazi di catturare suo figlio ma l’impresa non gli riuscì grazie all’intervento di Viz Singh Deo che portò a Jahangir la testa di Abul Fazi. Salim Jahangir alla fine si riconciliò con il padre e tornò ad Agra. Tre anni dopo, alla morte di Akbar, Jahangir, nuovo imperatore, riconobbe Vir Singh capo del Bundelkhand (la regione dei Bundela) che fu incoronato alla presenza di Jahangir, e fece costruire, per ospitarlo, il bel palazzo Jahangir Mahal, in stile indo-islamico, composto di ben 100 camere. Quella fu per Orchha l’età dell’oro e molti altri splendidi palazzi e templi in stile bundela furono costruiti.

 

All’ingresso, le campane sistemate nelle proboscidi dei due elefanti in pietra ai lati della scala annunciavano l’arrivo del raja. Le sue cupole sono state costruite secondo i canoni della dinastia persiana turco mongola Timurid, da cui discese Tamerlano (imparentato con Genis Khan, il fondatore dell’impero mongolo) e tutta la dinastia moghul; tipici sono i molteplici iwan (ingressi ad arco caratterizzanti anche il Taj Mahal) che potevano ospitare i grandi elefanti utilizzati per la guerra. Ed, ancora,  tra i giardini Anan Mahal, il Rai Praveen Mahal, un piccolo palazzo in mattoni a due piani voluto, intorno al 1670, da Raja Indramani per la sua concubina Raj Praveen, poetessa, musicista e ballerina, motivo per cui il palazzo disponeva, tra l’altro, di una sala dedicata alla musica e alla danza e di un boudoir. Questa donna fu mandata a sedurre Akbar ma poi dovette tornare alla sua residenza.

Con il tempo i rapporti con i Moghul si deteriorarono e la zona venne più volte attaccata da Shah Jahan (ideatore del Taj Mahal e nipote di Akbar), poi da suo figlio Aurangez, e dai Maratha. La critica situazione, aggravata dalle rivolte contadine del XVIII° secolo, costrinsero i Bundela a fuggire lasciando la splendida città di Orchha al suo completo abbandono. Orchha vuol dire “nascosto” e così è, ancora oggi, in una pianura, bagnata dal fiume che lento le scorre a fianco in una atmosfera di pace e tranquillità quasi in segno di rispetto per una città antica che non esiste da tempo ma che resta viva nella storia dell’India. 

Da non perdere anche i 14 'Chatris'cenotafi, strutture cubiche con guglie, del XVII° e XVIII° secolo, memoriali dei governatori di Orchha proprio sulla riva del fiume. Il solo ad avere caratteristiche islamiche chiare è quello di Vir Singh Deo.

Come arrivare:

  • In treno: scendere alla stazione di Jansi e proseguire per 20 Km. circa utilizzando bus o taxi

  • Facilmente raggiungibile anche con auto

Testo by PassoinIndia

 

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