LA EFFERVESCENTE KOLKATA

November 27, 2017

 

 

Lasciato quello che è il solo aeroporto internazionale dell'India orientale, percorro i 17 chilometri e in poco tempo mi trovo a Calcutta, nome ufficiale della città fino al 2001, capitale dello Stato indiano del Bengala Occidentale e terza città più popolosa dell'India tutta (18 milioni di abitanti) cosa che, sinceramente, non si fa fatica a percepire! Sarà che questa città è il primo centro commerciale, finanziario e culturale dell'India orientale, o che il suo porto nato nel 1870, sul fiume Hooghly (emissario del Gange) ed unico porto fluviale in India, è altamente operativo, rendendo Kolkata il terzo polo produttivo dopo Mumbai e Delhi, ma certo il traffico è davvero intenso. Tra la gente, indaffarata e veloce, scorrono via auto, bus, tuc tuc e non solo. Kolkata è la sola città dove è ancora possibile vedere rickshaw trainati da uomini a piedi ed è l'unica dotata di una serie di tram, seppur disponibili solo per alcune zone. Ecco anche la auto gialle, le storiche ed originali Ambassador, ormai fuori produzione, che servono da taxi pubblici. Pur non avendo fretta, intendo utilizzare anche la metropolitana, la più antica dell'India.

 

Nella zona centrale della città, uffici governativi ed edifici di epoca coloniale, alcuni riconosciuti patrimonio culturale, altri decadenti, ricordano gran parte del passato di Kolkata. La città fu infatti fondata nel 1686 a seguito delle mire espansionistiche dei britannici che sottoposero al loro dominio i piccoli villaggi di Sutanati, Govindpur e Kalikata e proprio da quest'ultimo Calcutta prese il nome. Nel 1756 Siraj-Ud-Daula, il Nawab (signore) del Bengala, riuscì ad impossessarsi della città fino a che, nel 1757, la Compagnia delle Indie Orientali se la riprese sconfiggendolo nella battaglia di Plassey. Sotto il Raj britannico, Calcutta, oltre ad essere il più grande centro commerciale indiano, per l'oppio ad esempio, divenne capitale delle zone conquistate. Nel 1911 il titolo fu spostato a Delhi perché più centrale ed anche a causa delle pericolose idee nazionaliste che vi stavano nascendo. Il 16 agosto 1946 ebe luogo il sanguinoso Great Calcutta Killing, il grande massacro tra indu, musulmani e sikh. Un anno dopo, il 15 agosto 1947, l'India ottenne, non senza ulteriori scontri e perdite di vite umane, l'agognata liberazione dagli inglesi che tuttavia comportò la partizione del Paese e l'esodo della minoranza musulmana bengalese verso il Pakistan orientale, oggi Bangladesh. Cominciò così anche il declino della città, che si guadagnò l'appellativo di “città morente”, che durò fino agli anni novanta quando una liberalizzazione economica ed una nuova politica la fece risorgere. La città fu bombardata più volte dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale, tra il 1942 ed il 1944. Nel 1971 il conflitto per la liberazione del Bangladesh causò un rilevante afflusso verso la città di migliaia di rifugiati poveri che mise a dura prova le sue infrastrutture. Durante il mio tour di Kolkata, mi accorgo che ve ne è una ampia parte di impronta squisitamente indiana, come il quartiere di Bara Bazar e quella sviluppatasi dopo l'indipendenza. Oggi Kolkata ha recuperato tutta la sua vivacità culturale che la connotò nell''800 quando, tra l'altro, ospitò la prima conferenza nazionale dell'Associazione Nazionale Indiana, prima organizzazione nazionalista dichiarata in India. Per il suo fervore culturale, le idee innovative della classe intellettuale e la nascita del pensiero artistico indiano moderno, Kolkata fu chiamata città dell'energia creativa. Del resto, a Kolkata nacque il grande mistico indiano Swami Vivekananda (1863-1902) ed il grande Rabindath Tagore (1861-1941), premio Nobel per la letteratura nel 1913. Kolkata ricorda Tagore con concerti dedicati alle canzoni di questo grande artista (ne scrisse più di duemila!) che fu anche poeta, drammaturgo, musicista, pittore e pensatore con una visione filosofico- religiosa che lo rende amato ancora oggi in tutto il mondo. Kolkata è anche la dimora dell'industria cinematografica bengalese, soprannominata “Tollywood”, dal nome del luogo, Tollygunj, dove si trova la maggior parte degli studi cinematografici.

 

Pensando a Kolkata, è inevitabile associarla agli “slum”, le baraccopoli dove vivono i più poveri perché qui è ambientato il famoso e bellissinmo romanzo di Dominique Lapierre, “La città della gioia”e, soprattutto, perché qui iniziò la sua opera di carità per i poveri ed i lebbrosi Santa Maria Teresa (1910-1997), che fondò la congregazione religiosa delle Missionarie della Carità, ottenne il Premio Nobel per la pace nel 1979 e fu santificata nel 2016. La sua tomba, visitata da molti, si trova presso la congregazione e visitarla è una esperienza particolare.

Il mio pranzo è a base delle specialità culinarie locali, riso e “ilish”, il pesce qui più popolare, e di qualche pietanza “street food” come i “beguni”(melanzane fritte) e il “Kati roll”, un gustoso panino di pollo o verdure.

Mi guardo attorno e le scene quotidiane sono quelle tipiche di una grande città indiana, congestionate di rumori, contraddizioni e colori, quelli dei banchetti di strada, dei “saree” e dei “kameez shalwar” indossati dalle donne che tuttavia non disdegnano anche gli abiti occidentali.

 

Kolkata non nasconde la sua multiculturalità (marwaris, indu, musulkmani, parsi, ebrei eccetera) e neppure la sua effervescenza che manifesta nelle sue inziative culturali, fiere, festival cinematografici, conferenze, concerti e feste religione, come, tra settembre ed ottobre, la Durga Puja, la più importante della città.

 

Concludo la mia giornata al Kalighat temple, il tempio della dea Kali, quella raffigurata con più braccia che schiaccia corpi umani; è la dea della distruzione e della morte che tuttavia per gli indu rappresenta l'occasione della rinascita e perciò è tanto amata. Nel tempio, impressionante come l'atmosfera che vi gira attorno, si fanno ancora oggi sacrifici animali.

 

Non posso mancare, poi, di recarmi su una delle sponde del fiume ad ammirare uno dei simboli di Kolkata, l'Howrath Bridge, il maestoso ponte costruito senza l'utilizzo di dadi e bulloni ed il più trafficato del mondo. E' possibile percorrerlo interamente a piedi ma questo farà parte della mia prossima giornata a Kolkata.

 

testo by PassoinIndia Tours    

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