Il forte di Amber a Jaipur

September 18, 2016

Tour in Rajasthan, India del nord. Triangolo d'oro.

 

Il forte di Amber, l'architettura reale di Jaipur. 

 

Era una calda giornata di aprile quando, arrivato ad Amber, poco distante dalla bella città di Jaipur, in Rajasthan, la guida indiana mi invitò a salire in groppa ad un gigantesco pachiderma che mi avrebbe condotto sino all’ingresso del forte di Amber. Vidi i suoi occhi cerchiati di colore, buoni, buonissimi, rassegnati al destino che giornalmente si ripeteva, cadenziato dai comandi tenui del suo giovane cavaliere. Altri elefanti attendevano i turisti, con una fierezza innata che fatica a soccombere al loro ruolo servile. E così salii, lungo i bastioni giallo ambra del forte che lassù ci attendeva austero. Fu Raja Man Singh I (1550 - 1614), generale di fiducia dell'imperatore Akbar, che lo incluse anche tra le nove gemme (Navaratnas) della sua corte a cominciarne, nel 1592, la costruzione. Il forte-palazzo, in stile indu-rajput, è in arenaria bianca e rossa, e si trova su una collina dei monti Aravalli che si chiama Cheel ka Teela, la collina delle aquile, e che si affaccia sul lago Maota che, insieme all’altro lago Sagar, erano le  riserve d’acqua per il forte. Più in alto, il Jaigarh Fort, a cui il forte di Amber è collegato da un passaggio sotterraneo che serviva alla corte per trasferirvisi velocemente in caso di attacco nemico. Arrivato alla Suraj Pole (Porta del Sole) dove il dolce elefante ha esaurito il suo compito, accedo al Jalabi Chowk, il grande cortile da parata del forte-palazzo e, intorno, un insieme di edifici  sontuosi dagli interni finemente decorati, giardini e templi che costituiscono l’antica cittadella di Amber dove vissero le famiglie reali dello Stato di Jaipur. Il nome Amber deriva, per alcuni, da uno dei nomi del Dio Shiva, Amber Ambekeshwar Mahadao e, per altri, da Amba, altro nome con cui è conosciuta la Madre dea Durga. Amber fu capitale dello Stato di Jaipur (che da lì dista solo 11 chilometri) finché, nel 1727, Raja Jai Sing II, decise di trasferire la capitale in una nuova città che oggi è chiamata Jaipur la “città rosa”.

 

Dal cortile sono visibili la Chand Pole o porta della Luna e la Singh Pole o porta dei Leoni e il Shri Shila Devi Mandir temple, un tempio, voluto nel 1604 da Man Singh, con portale in argento massiccio scolpito con scene della vita di Shila, un avatar della dea Kali, davanti al quale una coda di indu attende di entrare dopo aver deposto le proprie scarpe e qualsiasi oggetto in pelle considerato impuro.

 

Dalla Singh Pole si accede alla Diwan-i-Aam, la sala delle udienze pubbliche, fatta costruire nel 1639 da Mirza Raja Jai Singh I, con il suo bel porticato di 40 colonne in stile indo-moghul in arenaria rossa e con capitelli la cui proboscide forma un fiore di loto, simbolo induista. Qui i sovrani si confrontavano con il pubblico mentre le donne di corte osservavano dalle finestre traforate al secondo piano della Ganesh Pole. Ammiro per un attimo il panorama sulla valle che si gode dalle sue balconate. Quando invece il re riceveva i suoi ospiti speciali, li accoglieva nella 'Diwan e-Khaas' o sala delle udienze private. Giungo alla Diwan-e-khaas attraverso la Ganesh Pole, la porta del Dio con la faccia a forma di elefante, figlio di Parvati e Shiva, decorata con splendidi affreschi, tra cui l’immagine del Dio con due consorti. Accanto, scopro l’infinita bellezza del Seeh Mahal (o Shish Mahal), con il suo bellissimo mosaico che gli conferisce anche il nome di “Sala degli specchi”; si dice che basti una sola candela ad illuminarlo completamente grazie alle sue elaborate decorazioni floreali e geometriche a specchio; non mi è difficile immaginare il Maharaja e le sue consorti nel loro tempo libero, affascinate dall’illusione di un cielo stellato ed è per questo che la sala è anche chiamata “sala del piacere”. La guida spiega che i palazzi sono stati costruiti studiando attentamente i venti affiché il Maharaja godesse sempre di un clima temperato. Per questo nel vicino Sukh Niwas il clima fresco veniva creato artificialmente dai venti che soffiavano sopra una cascata d'acqua all'interno del palazzo.

 

Salgo una scala che dal Seeh Mahal giunge al secondo piano del palazzo e giungo ad  un terrazzo dove si trovano quattro punti di guardia dei sorveglianti del palazzo; naturale che da qui si possa avere un’ottima visone dei giardini, del lago Mota e delle stanze che accoglievano le concubine di  corte. Torno al Sukh Niwas e mi infilo in stretti corridoi che mi portano fino allo Zenana, la zona riservata alle principesse e alle concubine che disponevano, ognuna, di un appartamento con giardino da cui potevano raggiungere il maharaja attraverso percorsi solo a lui conosciuti.

Sono trascorse due ore esaltanti e il sole scende abbracciando la valle a cui decido di fare ritorno su una comoda jeep.

 

Testo by PassoinIndia

 

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