Girovagando per Chennai, Tamil Nadu

Il mio viaggio in India mi ha condotto in Tamil Nadul (già Presidenza di Madras) sul Golfo del Bengala, la cui storia è tra le più antiche del mondo e fu scritta dalle tre antiche dinastie tamil Chera, Chola, Pandya. Mi trovo a Chennai e mi sto accingendo a visitarla. La città è l'estensione di quell'avamposto commerciale fortificato espresso nel Fort St. George (o White town) che la Compagnia delle Indie Orientali (costituita nel 1600 per concessione della regina Elisabetta I d' Inghilterra) costruì nel 1640 e che, in seguito, si estese ai territori circostanti. I britannici convertirono il suo nome da Chennai in Madras. Gli inglesi subirono molteplici attacchi dai Moghul, dai Marathas e dai Nawab, popoli dell'India, ma anche, durante la metà del 1700, scontri violenti con i francesi; nel 1746, Fort St George cadde in loro mano fino al 1749, quando Madras fu restituita agli inglesi secondo le condizioni dettate dal Trattato di Aix-la-Chappelle. Il suo sviluppo ripartì realmente solo dopo l'indipendenza dell'India dal regime britannico (1947) e, nel 1997, riebbe il suo nome originario di Chennai a seguito delle pressioni del nazionalismo dravidico che pure volle ridare il nome originario anche a molte delle sue strade aventi quindi oggi un doppio nome; era un movimento sorto dalla organizzazione di piccoli gruppi che già dagli anni 1930 e 1950 sostenevano che gli indiani del sud (appunto il popolo dravidico) fossero una razza diversa da quella degli indiani del nord.

Oggi la zona di Fort St. George, che stamane di buon'ora mi accingo a visitare, proprio di fronte al mare, ricorda bene il suo passato coloniale testimoniato anche dall'interessante Fort Museum (che tuttavia non ho il tempo di vedere) poco distante dal quale si trova la più vecchia chiesa anglicana ancora esistente dell'Asia, la St.Mary Church, del 1678.

Mi reco a George Town, dirigendomi quindi verso nord. E' la zona che durante il 1600 gli inglesi chiamavano Black Town perché i suoi abitanti erano in prevalenza indiani (a differenza della White Town, la zona di Fort St. George); qui ebbe origine il primo insediamento di Madras e qui si trovava il deposito delle merci della Compagnia delle Indie Orientali, proprio nel cuore pulsante del commercio. Percorro lentamente le sue vie, cercando di immaginarne la vivacità all'epoca coloniale: NSC Bose Road nota come China Bazaar Road, dove i tram furono installati per la prima volta nel XIX° secolo; Parry's Corner dal nome di un imprenditore gallese che nel XVIII° secolo vi si stabilì; poco più avanti si trova il bel palazzo mattone in stile indo-saraceno che dal 1862 ospita l'Alta Corte Suprema di Madras; poi, il quartiere di Kothawal Chavadi (che, fino al 1996, ha ospitato il più grande mercato di frutta e verdura dell'Asia) ed i templi gemelli di Chenna Mallikeshwarar e Chennakesava Perumal del XVIII° secolo con le loro gopuram, le alte torri tipiche dell’India meridionale che caratterizzano lo stile dravidico. La parola chenni' in lingua Tamil significa “faccia”, ed il tempio è stato considerato come il volto della città. Mi trovo in effetti in una delle zone più animate di Chennai, ricche di negozi che vendono ogni cosa e l'atmosfera è quella tipica indiana, un po' caotica ma affascinante. Continuo a gironzolare e percorro così la Pachaiyappa's Hall, dal nome di Pachaiyappa Mudaliar, uno dei più ricchi personaggi della città durante il XVIII° secolo, Kasi Chetty Street eMint Street. Mint Street, antica sede di un cimitero ebraico, dopo il XVIII° secolo, ospitò le lavanderie di ausilio del commercio tessile della Compagnia delle Indie Orientali e perciò fu conosciuta come Washers 'Street fino a che, nel XIX° secolo, la Compagnia vi stabilì il suo impianto di conio di valuta dandole il nome attuale. Oggi è nota anche per i suoi ristoranti tipici del Rajasthan. Anche Armenian Street, conosciuta come Aranmanaikaran Street, è una delle strade storiche di Chennai ed è chiamata così per la venuta degli Armeni a Madras intorno al 1750 che commerciavano seta, spezie e gemme. Ed infine Sowcarpet, per gli amanti dello shopping.

Nel pomeriggio intendo visitare il Government Museum che raggiungo con un taxi, giusto per risparmiare tempo, trovandosi un poco più in là, verso ovest, nel quartiere di Egmore. L'edificio principale, del 1851, ospita, tra molti altri “oggetti” di grande valore, i famosi brozi chola, derivati dall'arte della fusione del bronzo che in India risale alle antiche civiltà della Valle dell'Indo (2000-1500 a.C.); qui, al sud, questa maestria fu mostrata dagli Andhra (75 a.C.- 320 d.C.), dai Pallava (IV° secolo) e dai Chola (X-XI secolo).

La sera assaporo con entusiasmo ed interesse una armonioso spettacolo Bharatanatyam, uno dei tanti tipi di danze nate in Tamil Nadu e che pare essere la più antica dell'India. E' una danza sacra in cui la danzatrice racconta con il proprio corpo storie di dei.

Dedico la giornata seguente alla visita della parte sud-est della città, nel quartiere di Mylapore, antico insediamento. Giungo quindi alla Cattedrale di San Tommaso (St. Thome), l'apostolo che predicò il Vangelo fuori dei confini dell'Impero romano, fino in Persia e in India, dove fondò la prima comunità cristiana. La basilica, proprio vicina al mare, si mostra come fu ricostruita dagli inglesi in stile neogotico nel 1896 in sostituzione di chiese più vecchie; infatti, nel X° secolo d.C. un gruppo di cristiani provenienti dalla Persia fondò un villaggio e realizzò una chiesa sul luogo di sepoltura del santo; questa struttura cadde in rovina tra il XIV° e il XV° secolo perciò, nel 1522, i portoghesi colonizzatori trasferirono le spoglie dell'apostolo in una nuova tomba e chiesa che ottenne lo status di cattedrale nel 1606 fino a che gli inglesi realizzarono quella attuale. A poco meno di un chilometro si trova il tempio di Kapalishvara o Kapaleeswarar temple dedicato a Shiva; appare alto e solido con il suo gigantesco gopuram alto 40 metri del 1906 anche se il resto della struttura è ben più antica e fatta risalire al XVI° secolo.

Vorrei terminare la giornata sulla spiaggia e quindi con un tuc tuc mi faccio accompagnare. Lungo il percorso chiedo una sosta al colorato tempio indu costruito sulla spiaggia a forma di om, il primo mantra vedico; consacrato nel 1976, prende il suo nome “Ashtalakshmi”dalle otto manifestazioni della dea Lakshmi (prole, successo, prosperità, ricchezza, coraggio, coraggio, cibo e conoscenza) a cui è dedicato e al suo interno situate su quattro livelli in nove santuari separati.

Infine, finalmente, arrivo a Marina Beach, la bella, ampia e lunga spiaggia di Chennai, superfrequentata da indiani e turisti e che consta di ben 13 chilometri di sabbia dorata. Siamo in stagione, ma il bagno non è consentito a causa delle forti correnti sottomarine e forse neppure è opportuno per l'inquinamento. Non ne sono tuttavia delusa e cammino a piedi nudi lungo il bagnasciuga, concentrandomi nelle mie considerazioni su questa positiva esperienza a Chennai che si sta spegnendo dentro un bellissimo tramonto.

Testo by PassoinIndia

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