Hyderabad e il Forte di Golconda (Andhra Pradesh)

Ho deciso di visitare Hyderabad ad ottobre, quando le temperature cominciano a non essere più cosi elevate (e rimarranno tali all'incirca sino a marzo). Con più o meno 7 milioni di abitanti, questa è la capitale dell'Andhra Pradesh, in India Orientale. Divisa dal fiume Musi, la parte vecchia è sulla riva meridionale, la nuova su quella settentrionale (con l'edificio della stazione ferroviaria di Hyderabad costruita nel 1907 dall'ultimo Nizam di Hyderabad ed il bellissimo palazzo della Assemblea Legislativa), fino al lago artificiale di Hussain Sagara realizzato da Ibrahim Quli Qutb Shah nel 1563 d.C. con al centro una statua di pietra di Buddha Purnima del 1992 alta 14 metri.

La chiamano anche Cyberabad perché è il più importante polo tecnologico informatico dopo Bangalore. Le leggi volute dal Primo Ministro dello Stato negli anni '90 ha attratto in Andhra Pradesh multinazionali estere e persino la Microsoft elesse qui la sede della sua branca indiana. Le maggiori società sono concentrate nel quartiere ovest di Hyderabad, la "HITEC City". Nonostante l'innovazione tecnologica abbia portato un certo incremento economico, lo Stato registra ancora molte sacche di povertà soprattutto nelle zone rurali.

Il passato di Hyderabad risale sino alla fine del XVI° secolo quando fu fondata da Mohammed Quli Shah, della dinastia islamica turkmena Qutb Shah che da quel momento regnò sul sultanato di Golconda fino al 1687, quando l'imperatore moghul Aurangzeb lo annesse all'impero. Dopo la morte di Aurangzeb (1707), il viceré di Hyderabad dichiarò l'indipendenza e fondò la dinastia dei Nizam. (Governatori del Regno), titolo dei sovrani nativi dello Stato di Hyderabad fin dal 1719 e che venne conferito per la prima volta ad un sovrano della dinastia di Asaf Jah. I Nizam riuscirono a mantenere sempre una certa autonomia in cambio del supporto agli inglesi nei conflitti contro il sultano Tipu di Mysore. Durante la dominazione inglese Hyderabad era probabilmente la città più florida dell'India. Nel 1947, quando l'India diventò indipendente, il nizam chiese l'unione con il Pakistan (si veda articolo sulla partizione) ma le sue mire dovettero scemare quando il nuovo governo gli inviò l'esercito come ammonizione. Nel 1956 la città diventò capitale del nuovo stato di Andhra Pradesh.

La maggiore attrazione di Hyderabad è certamente il Forte di Golconda, con i suoi 87 bastioni semicircolari e 8 porte, ad 11 chilometri dal centro ed una delle prime capitali della dinastia Qutb Shahi (1512-1687 ca.). Il forte, un po' in rovina, si mostra ampio, praticamente una cittadella. L'ingresso principale del forte si chiama Fateh Darwaza, che in indi significa Porta della Vittoria poiché da qui entrò l'esercito di Aurangzeb e la sua architettura consente un' acustica eccezionale tanto che gli applausi dei visitatori provocati a riprova di ciò si sentono perfino sulla parte più alta del forte, il Bala Hissar, a quasi un chilometro di distanza; questa particolarità lo difese probabilmente dagli assalti dei nemici. Il forte si trova all'interno di enormi cancelli in ferro e consta di palazzi, moschee, padiglioni, stalle, cannoni, ponti levatoi, sistemi di raccolta dell'acqua all'avanguardia per il suo tempo e persino un albero che pare abbia più di 800 anni. Come ogni forte che si rispetti ha anche una prigione dove, secondo leggenda, fu imprigionato Ramdas, un esattore delle tasse presso la corte di Abdul Hasan Shah, che incise sui muri figure di divinità indù come quella di Hanuman, il dio scimmia.


Non è stato invece mai trovata traccia del tunnel segreto che pare iniziasse dalla Durbar Hall e conducesse fino alla collina. Dalle parole Telugu "Golla" e "Konda" che insieme significano 'collina dei pastori' deriva il nome del forte. E' infatti stato fondato su roccia granitica intorno al XII° secolo dai re Kakatiya, dove, secondo leggenda, un pastorello vide un idolo. Fu successivamente ampliato dai re Qutub Shahi. Nel 1687 divenne dominio dell'imperatore Mughal Aurangzeb che tuttavia lo lasciò incustodito. Stante la sua vicinanza alle miniere di estrazione dei diamanti, Golconda fu probabilmente un fulcro di scambi commerciali di queste pietre preziose e conservò quelli più meravigliosi al mondo come il Kohinoor ora appartenente alla Regina di Inghilterra. Non è difficile, con un po' di fantasia, quella che sempre accompagna un buon viaggiatore, immaginarselo ai tempi andati, come scenario di guerra, luogo di sfarzo e simbolo di potere, con le sue storie raccontate anche dallo spettacolo di luci e suoni che si tiene presso il forte nel tardo pomeriggio in tre lingue diverse, inglese, telugu e hindi (meglio informarsi perché gli orari cambiano a seconda delle stagioni) a cui, ovviamente, partecipo. Una giornata quasi intera per visitare il forte non è sprecata, comprendendo anche le tombe dei re Qutb Shah, nell'Ibrahim Bagh, che si trovano a circa 1 km. a nord delle mura e che sono raggiungibili anche tagliando per i prati. Contengono le tombe e le moschee costruite dai vari re della dinastia. Al centro di ogni tomba si trova un sarcofago che sovrasta l'attuale volta funeraria in una cripta sottostante. Le cupole erano originariamente ricoperte di piastrelle blu e verdi, di cui rimangono solo pochi pezzi.

Il mio hotel si trova nel quartiere di Secunderabad, a nord della città. Devo quindi attraversarla per superare il fiume, intendendo dedicare il mio secondo giorno a Hyderabad alla zona meridionale della città, dove si trova la maggior parte dei monumenti. Comincio quindi col visitare il museo Salar Jung che, con la sua bella collezione di preziosi oggetti (giade, vasi sculture, bronzi, tappeti, spade ecc. e persino una statua dell'italiano Benzoni (1809–1873), la Rebecca Velata) del primo ministro del Nizam da cui il museo prende il nome, è uno dei più importanti dell'India.

La mia seconda tappa è il non distante, verso sud, Palazzo Chowmahalla (I quattro palazzi),dove un tempo si insediaronoi principi della dinastia Asaf Jahi (i Nizam) nel periodo in cui governarono lo stato di Hyderabad fino al 1947, anno dell'indipendenza indiana. Ci vollero più di 100 anni per costruirlo, a partire dal 1754. Oltre ai magnifici giardini che da soli valgono la visita, è davvero favolosa la sala del trono con 19 stupendi lampadari in cristallo di origine belga e che si trova nel palazzo Khilwat Mubarak. Vicino si trovano ilCharminar, simbolo della città. Charminar significa quattro torri ed è un arco di trionfo eretto nel 1591 a ricordo della fine della peste e su cui dominano quattro minareti alti 56 metri; sul tetto, la moschea più vecchia di Hyderabad. Gironzolo poi nelle vicinanze, fino al Lad Bazaar, infilando una strada che si diparte dal Charminar; è un mercato molto antico (non l'unico ad Hyderabad) dove si vende di tutto e noto per i braccialetti; laad significa lacca, quella che appunto serve per la creazione dei grandi anelli che le donne indiane si infilano nelle braccia. E' bene sapere che, tra l'altro, Hyderabad è il più grande centro per la compravendita delle perle (da cui un altro nomignolo della città, Pearl City). Poi, è il momento di proseguire verso sud e giungere alla Makkah Masjid (moschea di La Mecca), in granito nero, terminata ai tempi dell'imperatore Aurangzeb, nel 1694 (con inizio nel 1614), che è la moschea tra le più grandi (la sesta per dimensioni) e vecchie dell'India.

Il giorno successivo è quello della mia partenza, nel pomeriggio. Intendo godermi ancora queste poche ore mattutine che mi restano ad Hyderabad, facendolo con calma, senza quella frenesia che produce l'adrenalina del viaggiatore curioso e che fa sopportare anche la stanchezza. Con un tuc tuc, il mio mezzo preferito anche se un po' troppo disinvolto nel traffico, arrivo al Birla Mandir, Un tempio indù del 1976, dedicato al signore Venkateshwara e alle sue spose "Padmavati" e "Andal", costruito con 2000 tonnellate di marmo bianco del Rajasthan. La sua posizione panoramica su una collina mi consente di fare un saluto anche al grande lago Hussain Sagar. L'ultimo, prima di lasciare Hyderabad.


testo by PassoinIndia

Featured Posts
Recent Posts