Udaipur, gioiello del Mewar

May 23, 2016

 

Viaggio in Rajasthan, India del Nord.

 

Se pensate ad un luogo romantico in India, questa è Udaipur.

 

C'è un motivo, anzi più di un motivo se la chiamano la città dei laghi e la Venezia d'Oriente. Udaipur, vista dal suo lago Pichola, in una calma resa ancor più gustosa da un clima estivo ma piacevole, sembra proprio un quadro dipinto. Una sensazione che ricevo durante una gita in barca sul suo lago azzurro che contorna, con i monti Aravalli, questa bellissima cittadina indiana. Già il colonnello James Todd, primo agente politico della Compagnia delle Indie Orientali nella regione la definì, nel 1829, “il posto più romantico del continente indiano”. Ancora oggi Udaipur è considerata una delle città più romantiche del mondo e la seconda piu visitata del Rajasthan dopo Jaipur, alla quale non ha nulla da invidiare. Il suo aspetto regale che si immagina quando si pensa all'India dei maharaja è rivelato dai suoi fiabeschi edifici in marmo bianco che si specchiano sull'acqua e dai curatissimi giardini, sospesi anch'essi nel tempo, che le regalano anche il nome di Città giardino del Rajasthan. Udaipur fu infatti capitale del regno di Mewar, fin dal VI secolo controllato dal clan rajput dei Sisodia, guerrieri fieri e indipendenti, situato nell'attuale Nord ovest indiano; Rajputana è il vecchio nome dello Stato del Rajasthan in cui si trova la città. Il sovrano rajput Maharana Udai Singh II la fondò nel 1568 eleggendola nuova capitale al posto di Chittorgarh troppo vulnerabile agli attacchi nemici, caduta infatti nelle mani del grande imperatore moghul Akbar. I Sisodia infatti, per secoli non scesero mai a patti con i moghul a differenza di alcune delle altre case reali Rajputana che addirittura diedero le loro donne in matrimonio ai musulmani; solo nel XVII secolo i Sisodia fecero alleanza con l'imperatore Moghul Jahangir ed allora Udaipur conobbe un periodo prospero in cui, almeno fino al secolo successivo, venne dato impulso all'arte e alla cultura e nacquero i bei palazzi della città, scuole di pittura e miniatura. Udaipur, che alla fine del XVIII secolo subì gli attacchi dei Maratha, mantenne il suo titolo di capitale finché, nel 1818, venne ad appartenere allo stato principesco britannico che, fino all'Indipendenza indiana nel 1947, consentì ai governanti Mewar di essere parte attiva agli affari interni, preservando così nel tempo il ruolo e l'identità stessa della dinastia Rajput. Ancora oggi a Udaipur vive infatti, nello storico City Palace, Arvind Singh Mewar, 76° custode della dinastia Mewar che, nel sito a lui dedicato (http://arvindsinghmewar.com), scrive “credo nel passato con il mio piede nel presente e la mia mente nel futuro”. Oggi la famiglia reale è politicamente ininfluente ma rappresenta tutto il passato storico e cavalleresco della città. Il City Palace o palazzo reale,è un complesso di appartamenti, corti, hall e camere decorate con affreschi, e mosaici in pietre e vetri; mentre per i moghul le arti figurative erano proibite, come dimostrano i forti di Agra e Delhi, per i rajput non vi erano limiti e quindi nascevano pitture con ritratti dei re e della vita di corte, elementi naturali, animali e paesaggi. Imponente, il City Palace si specchia sul lago Pichola da quando fu fondata Udaipur, e da sempre ospita il Maharaja, il grande raja, il più potente del Rajasthan. Parte del complesso, il secondo più grande dell'India dopo quello di Mysore, e da cui si gode un panorama fantastico, è anche museo e hotel di lusso. Merita senza dubbio una visita.

 

Oltre che nei palazzi da fiaba, ci si può perdere nel fascino indiano dei giardini di Udaipur, tra cui, bellissimi, i Sahelion-ki-Bari oppure nei suoi vicoli disseminati di bancarelle e bazar che espongono tutto il bell'artigianato della città, la terracotta, gli articoli in marmo e in argento, le pitture in miniatura; tecnica, quest'ultima, sviluppata sotto il patrocinio dei governatori Rajput, che mostra di sé anche sui muri delle case, soprattutto durante le celebrazioni nuziali, con scene mitologiche e di cavalleria. La consueta spiritualità indiana si trova, oltre che nei templi, di cui il più importante è il Jagdish Mandir (1652), anche nei rituali quotidiani espletati dai devoti sui ghat (gradini) che conducono al lago. 

 

La gita in barca, che sfiora il magnifico Lake Palace, hotel heritage di lusso, prevede una sosta sull'isola più grande del lago Pichola, dove è imperdibile il tramonto quando il sole calante esalta ancor più la bellezza del Jag Mandir, un palazzo voluto dal Maharana Karan Singh nel 1615 che per anni ospitò persino il principe Khurram, nipote del grande Akbar, ribellatosi al padre Jahangir, e che nel 1627 sarebbe diventato il grande imperatore moghul Shah Jahan, cui si deve quel capolavoro che è il Taj Mahal ad Agra.

 

Con l'atmosfera partciolare di Udaipur, ancora una volta l'India mi sorprende e ancora una volta lascio un pezzo di cuore...

 

 

Testo by PassoinIndia Tours

 

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