HAMPI, la storia fatta di pietra

February 26, 2019

 

Il mio viaggio in Karnataka mi porta inevitabilmente a quel tesoro assoluto che è Hampi, un luogo tutelato dall'UNESCO, estremamente ricco di storia, da cui emerge tutto il suo ricco passato di città tra le più prospere al mondo. Non a caso Hampi è stata incoronata dal New York Times come secondo miglior luogo da visitare nell'anno 2019. Nei pressi di Hospet, 13 km. a nord-est, il paesaggio comincia a cambiare fino a caratterizzarsi di giganteschi massi di pietra tendente al rosso che da secoli giacciono uno sull'altro ed in mezzo ai quali sorge la storia, una miriade di monumenti sparsi in un'area di ben 26 chilometri quadrati.

 

Questo importante sito storico che è Hampi, vicino alle rive meridionali del fiume Tungabhadra, si trova all'interno della città di Vijayanagara (città della vittoria) che ha dato il nome a quel florido impero fondato in Sud India, nel 1336, dai fratelli Sangama, Harihara I e Bukka Raya I, che, fuggendo dagli attacchi musulmani alla loro città, giunsero infine in questo luogo. La leggenda racconta che i due fratelli vennero fatti prigionieri dai musulmani ed abbracciarono l'Islam per ottenere i favori del sultano di Delhi, Muhammad bin Tughluq; ma quando egli li incaricò di andare a sedare le rivolte nel sud, essi lo fecero ma tradirono il Sultano e costruirono a Vijayanagara il loro regno indu indipendente che non tardò a fiorire, grazie anche ad un efficiente sistema amministrativo e fiscale, alla costruzione di reti di irrigazione e di rapporti internazionali. Furono costruiti templi in onore degli dei indu, considerato che questa terra aveva un importante significato mitologico, poiché il fiume e le colline circostanti erano associati ad episodi raccontati nel poema epico del Ramayana. Tutta questa apertura all'arte richiamò fin laggiù artisti e poeti, letterati, ingegneri ed architetti; non ultimo contribuì un ambiente roccioso e collinoso che offriva una naturale protezione dagli attacchi dei nemici. Da allora, dopo quella Sangam, furono tre le dinastie (Saluva, Tuluva e Aravidu) che, fino al 1565, governarono l'impero. Hampi ne era la capitale e gli preesisteva. In loco, infatti, sono state rinvenute ceramiche che ne hanno stabilito una datazione al II° e III° secolo ovvero all'era neolitica (l'ultimo dei tre periodi preistorici che costituiscono l'età della pietra) e calcolitica (età del rame). Gli scavi hanno dimostrato che, già molto prima dell'impero, la regione subì l'occupazione dei Maurya (325-185 a.C.), dei Kadambas (345-525), dei Chalukyas (tra VI° ed XII° sec.), degli Hoysalas (tra X° e XIV° sec.), di Ala-ud-Din Khalji (sultano di Delhi dal 1296 al 1316) e poi di Muhammad bin Tughluq (sultano di Delhi dal 1325 al 1351). I resti di Hampi (nome fuorviante stante la loro bellezza ancora attuale) fanno gola ad un turismo che ogni anno è in crescita. Camminare, circondati da massi granitici, tra più di mille monumenti ben conservati che furono magnifici templi, palazzi, forti, porte, monoliti eccetera, significa ripercorrere tutta questa storia. La fortuna dell'impero, che raggiunse il suo apice tra il 1509 e il 1529, sotto Krishna Deva Raya, della dinastia Tuluva, fu soprattutto la fortuna di Hampi che divenne uno dei fulcri commerciali più importanti del mondo, con mercati affollatissimi frequentati da indiani e stranieri, tra scambi intensi di prodotti agricoli, cotone, spezie, gioielli e pietre preziose, quando le valute erano in oro e argento. A quel tempo l'impero Vijayanagara occupava ormai la maggior parte dell'India meridionale. La fortuna di Hampi fu anche quella di essere stata governata, nel tempo, da sovrani amanti della religione, dell'arte e dell'architettura che contribuirono a creare questa magnifica eredità architettonica, almeno fino a che gli attacchi ed i saccheggi di cinque Sultani dell'altopiano (Deccan, Bidar, Bijapur, Ahmednagar, Golconda, Berar), ed in particolare la battaglia di Talikota, nel 1565, misero fine alla sua età d'oro ed Hampi venne abbandonata. L'impero sopravvisse ma nuovi re non riuscirono a restituirgli la gloria del passato.

Hampi interessò anche gli archeologi inglesi nel periodo coloniale. Fu il colonnello Colin Mackenzie a scoprire, nel 1800, ciò che resta di Hampi e, ancora oggi, gli scavi non si fermano.

 

In una vasta area che merita almeno 2 giorni di visita, utilizzo un tuc tuc per arrivare più facilmente ai monumenti: il Virupaksha Temple (il tempio principale frequentato dai pellegrini per la puja), l' Hemakuta Group of Temples, la grande scultura monolitica di Ganesha, le Sister’s Rocks, il Kamala Mahal, la Dancing Hall, l’Elephant Stable, il Queen’s Bath, lo stupendo Vijaya Vittala Temple, il Stone Chariat, il Hajara Rama Temple, il Lotus Mahal e il Museo Archeologico, ognuno con una proprio stile particolare che risente di tutte le dominazioni del passato.

 

C'è un'aria di sacralità, quella tipica dell'India, accentuata da una sensazione di immobilismo storico, da lunghi silenzi che mi godo trovando spazi al riparo dal sole che qui, quando picchia, è davvero cocente. Poi, mi reco al fiume. E lì, come accade ovunque ci sia acqua, simbolo di purificazione, ci sono devoti con i loro gesti lenti e rituali, in una cornice che accoglie anche scimmie, bufali, uccelli e qualche elefante amorevolmente lavato da chi se ne prende cura, lentamente, come fanno quelle piccole barche che portano sull'altra sponda.

 

testo by PassoinIndia

 

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